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QUAlcosa di QUAlità… per voi

Pubblicato: 5 luglio 2012 in Attualità, cinema

L’episodio-pilota di Keep out (vedi pag. fb https://www.facebook.com/keep.out.583 ) è finalmente on line, e aspetta di essere votato!! Dopo mesi di parecchi sacrifici (soprattutto di Gianluca che poverino ci stava rimettendo la salute a momenti) e di inconvenienti di ogni tipo (vedi terremoti, temporali, febbre e chi più ne ha più ne metta) finalmente si vedono i frutti. Per voi in anteprima…

http://www.cinemaclick.eu/Web-series-sitcom-pilota/Keep-out.html

 

 

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Litalia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”: così inizia il primo articolo della Costituzione Italiana.

Per quello che mi riguarda, l’Italia oggi è “una Repubblica (non tanto) Democratica fondata sulla ricerca del lavoro”.

I dati dell’ ISTAT parlano chiaro: oggi il tasso dei senza lavoro tra i 15 e i 34 anni è ai massimi storici.

Il Ministro del Lavoro, Sacconi, ha detto più volte che “i giovano devono darsi da fare” e che”qualunque lavoro è meglio del non-lavoro”. Ma questo è quello che fanno già, e ciò non sta risolvendo il problema.

Le offerte di lavoro risultano sempre più scarse e di minore qualità; nonostante ciò i giovani continuano ad avere bisogno di un impiego. Così sono tanti che accettano posti che non hanno nulla a che fare con i loro percorsi di studi; tanti che lo fanno a retribuzioni sempre più basse e con contratti che offrono pochissime sicurezze; tantissimi che non riescono proprio a trovarlo un lavoro. E a ingrossare l’occupazione non qualificata sono proprio i laureati.

La storia di Steve Jobs potrebbe insegnarci qualcosa a riguardo; non sono pochi i ragazzi che si mettono in gioco, che applicano le loro risorse e capacità nelle occasioni che ogni giorno gli si presentano davanti. La storia di Steve Jobs non è che una favola a lieto (?) fine, che può rassicurare in momenti di sconforto, incoraggiare a non abbattersi, perchè la vita è piena di sorprese, ma non può essere di certo il principio base fondamentale sul quale il mondo deve basarsi. Non può essere l’unica soluzione del problema della disoccupazione e della crisi di oggi.

Se i giovani intraprendono una carriera universitaria lo fanno perchè speranzosi delle giuste ricompense dei loro sacrifici, fiduciosi di lavorare un giorno nell’ambito che più amano. I giovani non studiano per affidarsi ai casi fortuiti della vita. Sì, perchè la storia di Steve Jobs a me è apparsa non solo come quella di un giovane coni suoi sacrifici e le sue speranze ma “avvantaggiata” anche da una certa dose di fortuna.Quello che oggi i giovani si trovano di fronte è una realtà molto dura: per esempio ci si ritrova con una laurea in mano che non vale quanto i sogni che si hanno nelle tasche.

In Italia c’è anche il Sistema governativo occupazionale che scoraggia ancora di più chi, come ho elencato prima, si trova davanti a questa dura realtà.

Steve Jobs sarebbe dovuto nascere in Italia, 20 anni fa, per darci un esempio “più credibile”; in Italia, dove la speranza è “l’unica” a morire.

Si sta creando, nel nostro Paese, una miscela esplosiva, tra aumento della disoccupazione, aumento delle tasse, blocco degli investimenti pubblici e privati. Servirebbe una vera svolta nella politica economica, e quello che sta facendo il Presidente Monti non è esattamente quello che intendo.

I fatti dimostrano che nessuno sta facendo niente per i giovani. Basta miti e false promesse: un’intera generazione è stata tagliata fuori dal lavoro e si troverà a pagare il conto di una crisi sempre + dura.

Che l’Italia non abbia la bacchetta magica per risolvere tutti i problemi del sistema, si è già capito. La soluzione non dovrebbe essere quindi quella di scappare, come qualche Ministro ha affermato, magari proprio nel Paese di Steve Jobs, dove c’è una grande concentrazione di cervelli italiani tra i + eccelsi, e che ogni giorno contribuiscono al progresso di Quel Paese e non del Nostrao “Bel Paese”. Qualcosa si potrebbe fare, anzi si deve fare e al più presto.

La politica industriale è una delle prime che dovrebbe cambiare: basta strade e ponti; si deve investire nel farmaceutico, nelle cure per anziani e malati, nelle tecnologie di comunicazione, ma anche nel turismo e in tutto ciò che può aiutare l’Italia a diventare ricca. Serve una produttività molto forte che non ci metta in concorrenza con i cinesi. Ciò creerebbe un “effetto cascata” di domanda di informatici, di biologi, chimici, medici, ecc.

Penso che il Governo possa adottare interventi mirati a contrastare la recessione e ridurre la disoccupazione. É ora di voltare pagina.

“Hai l’abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chi sa quando, ne avrai bisogno?

Hai l’abitudine di accumulare denaro, solo per non spenderlo perché pensi che nel futuro potrà mancarti? Hai l’abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici ed altre cose della casa che già non usi da fa molto tempo?
E dentro di te…?

Hai l’abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure ed altro? Non farlo, è necessario che lasci uno  spazio, un vuoto, affinché cose nuove arrivino alla tua vita.

È necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita, affinché la prosperità arrivi.
La forza di questo vuoto è quella che assorbirà ed attrarrà tutto quello che desideri.
Finché stai, materiale o emozionalmente, caricando sentimenti vecchi ed inutili, non avrai spazio per nuove opportunità.


I beni devono circolare… Pulisci i cassetti, gli armadi, la stanza di arnesi, il garage… Da quello che non usi più…
Non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita… bensì il significato dell’atteggiamento di conservare…
Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza… si crede che domani potrà mancare, e che
non avrai maniera di coprire quelle necessità…

Con quell’idea, stai inviando due messaggi al tuo cervello e la tua vita:
che non ti fidi del domani e che pensi che il nuovo e il migliore non sono per te, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie ed inutili.
Disfati di quello che perse già il colore e la lucentezza… lascia entrare il nuovo in casa tua… e dentro te stesso.
E che la prosperità e la pace ti raggiungano presto…”

Un video per svegliarvi!

Pubblicato: 11 aprile 2012 in Attualità

-Lei promette bene, le dicevo, e probabilmente sbaglio…comunque voglio darle un consiglio: lei ha una qualche lezione?

-Mmh no….

-E allora vada via…se ne vada dall’Italia..lasci l’Italia finchè è in tempo. Cosa vuol fare, il chirurgo?

-Mmh non lo so, non ho ancora deciso…

-Qualsiasi cosa decida…vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità…ma  lasci questo Paese. L’Italia è un Paese da distruggere, un posto bello…..e inutile….destinato a morire.

-Cioè secondo lei tra un poco ci sarà un'”apocalisse”?

-eh magari ci fosse! almeno saremmo tutti costretti a ricostruire. Invece qui rimane tutto immobile,  uguale, in mano ai dinosauri…dia retta: vada via!

-E lei allora professore perchè rimane?

-Come perchè? …mio caro io sono uno dei dinosauri da distruggere!!

 

da “La meglio gioventù”

 

E ora…. ‘nto culu a berlusconi!!!

Pubblicato: 13 giugno 2011 in Attualità

perchè oggi ci sta tutta!! =)

 

Le Persone Hanno Il Potere

Stavo sognando, nei miei sogni,
un aspetto luminoso e fiero
e il mio sonno è stato spezzato
ma il mio sogno ha indugiato qui vicino
sotto forma di valli splendenti
dove riconoscevo l’aria pura
e i miei sensi si aprivano nuovamente
Mi sono risvegliato al grido
che le persone / hanno il potere
di riscattarsi / il lavoro dei folli
sugli umili / la doccia del perdono
è decretato / le persone comandano

Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere

Aspetti vendicativi diventano sospetti
e piegarsi in basso come per sentire
e gli eserciti cessano di avanzare
perché le persone hanno le orecchie
e i pastori e i soldati
giacciono sotto le stelle
scambiandosi opinioni
e buttando via le armi
nella polvere
sotto forma di / valli splendenti
dove riconoscevo / l’aria pura
e i miei sensi / si aprivano nuovamente
Mi sono risvegliato / al grido

Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere

Dove c’erano deserti
ho visto fontane
come crema le acque si ergevano
e noi passeggiavamo lì insieme
senza niente da deridere o criticare
e il leopardo
e l’agnello
dormono insieme veramente vicini
Stavo sperando, nelle mie speranze,
di richiamare ciò che avevo trovato
Stavo sognando nei miei sogni
Dio sa / una vista più pura
mentre mi abbandono al mio sonno
ti affido i miei sogni

Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere

Il potere di sognare / di comandare
di liberare il mondo dai folli
è decretato, le persone governano
è decretato, le persone governano
ASCOLTATE
credo che tutto ciò che sognamo
possa riuscire a passare attraverso la nostra unione
possiamo far girare il mondo
possiamo far fare il movimento di rivoluzione alla terra
noi abbiamo il potere
le persone hanno il potere

E se tutto ciò fosse vero?

Pubblicato: 26 marzo 2011 in Attualità

A me tutto questo mi terrorizza…riflettiamo…

 

C’è un’aria

Pubblicato: 27 febbraio 2011 in Attualità

Canzone attualissima….oggi guardando una stupida trasmissione su Canale 5 pensavo giusto quanto faccia schifo oggi l’informazione…che è in realtà DIS-informazione…la gente è ormai drogata, dalla TV in primo luogo…dovremmo spegnerla e aprire la mente…sforzarci di pensare e non far sì ke siano i mass media a pensare x noi…

 

Dagli schermi di casa un signore raffinato
e una rossa decisa con il gomito appoggiato
ti danno il buongiorno sorridendo e commentando
con interviste e filmati ti raccontano a turno
a che punto sta il mondo.

E su tutti i canali arriva la notizia
un attentato, uno stupro e se va bene una disgrazia
che diventa un mistero di dimensioni colossali
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero
che chiamano giornali.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…

Ed ogni avvenimento di fatto si traduce
in tanti “sembrerebbe“, “si vocifera“, “si dice
con titoli ad effetto che coinvolgono la gente
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
senza dire niente.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l’insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia.

In questo grosso mercato di opinioni concorrenti
puoi pescarti un’idea tra le tante stravaganti
e poi ci sono le ricerche, tanti pensieri alternativi
che ti saltano addosso come le marche
dei preservativi.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…

E c’è un gusto morboso del mestiere d’informare,
uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di questi avidi sciacalli.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.

Lasciate almeno l’ignoranza
che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
che quasi fatalmente chi ama troppo l’informazione
oltre a non sapere niente è anche più coglione.

Inviati speciali testimoniano gli eventi
con audaci primi piani, inquadrature emozionanti
di persone disperate che stanno per impazzire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…

Sarà una coincidenza oppure opportunismo
intervenire se conviene forse una regola del giornalismo
e quando hanno scoperto i politici corrotti
che gran polverone, lo sapevate da sempre
ma siete stati belli zitti.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci il gusto dell’assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.

Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è come un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…

E guardando i giornali con un minimo di ironia
li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso
vanno molto bene per accendere il fuoco
o per andare al cesso.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca, che manca, che manca
l’aria.

Girando un giorno su internet, visitando siti qua e là, sono incappata in questo articolo di Myspace http://www.myspace.com/miriam_8/blog/442210827

…cazzo c’è dentro tutto quello che io penso su questo maledetto social network che sta rovinando il mondo!

Leggendolo e riflettendoci su, ho preso finalmente la decisione di cancellarmi da questa merda, prima che sia troppo tardi…


“Ho visto le migliori (?) menti della mia generazione aderire ad un social network.

Facebook.
Amichevolmente rinominato da me e da altri italiani: Faccialibro.
Faccialibro.
Un libro di facce.
Ma facce di chi?

Sono stata trovata e coscienziosamente aggiunta all’elenco degli “amici” da parenti, ex compagni di liceo, delle medie, delle elementari, perfino da ragazzi-di-un-solo-appuntamento. Roba che risale a sei e più anni fa.
Sono sicura che se qualcuno dei miei compagni dell’asilo potesse ricordarsi il mio nome, sarei stata aggiunta anche da loro.
Probabilmente era solo una questione di tempo.

All’inizio ho pensato fosse una cosa carina, ritrovare tante persone, e ho interpretato il silenzio radio della gente che mi aggiungeva come segno di imbarazzo dopo tanto tempo che non ci si sentiva.
La realtà è che le persone si aggiungono a vicenda alla lista di amici nel tentativo di ritrovare chiunque abbia mai incrociato la loro strada lungo tutto il corso della vita. Il motivo non mi è chiaro.
Naturalmente il primo pensiero di tutti è: “Ma pensa te chi ho ritrovato! Quanto tempo! Cheffigata!”
Il problema è che sovente non segue un secondo pensiero.
Ma nella mia mente è scaturito quel secondo pensiero.
Il mio secondo pensiero è stato: “Bene, e adesso? Quindi?”
Non c’è nessun dopo. Non c’è una vera evoluzione della cosa. Ogni ritrovamento non andava oltre i due messaggi.
Ci siamo ritrovati, due messaggi (nei casi migliori) e morta lì. Col passare del tempo mi sono resa conto che un sacco di questi ‘amici’ in realtà non avevano nessuna intenzione di rimettersi in contatto con me, ma solo di aggiungere la mia faccia alla loro lista di facce. Per comporre il loro faccialibro. La loro piccola collezione di facce intraviste e poi dimenticate. L’hobby dei paesi digitalizzati. L’evento della stagione. La collezione che va di moda oggi.
Un po’ come i vecchi album di figurine.
“Cèlo, manca.”
Con relativi scambi annessi.

Mi sono resa conto che più della metà dei miei “amici” erano persone che conoscevo solo di vista anche ai tempi in cui magari li vedevo tutti i giorni.
Io non ho niente da dire a queste persone. Perché improvvisamente sono tutti miei “amici”?
Se io e i miei compagni delle varie scuole non abbiamo mai sentito il bisogno di mantenerci o rimetterci in contatto, perché dovremmo farlo ora? E’ un bisogno che non è mai esistito e che non sentiamo nemmeno adesso, quindi che non esisterà mai realmente.
E’ un bisogno indotto.
Come il bisogno fisiologico che abbiamo della coca-cola, del caffè, di una Lancia-Y.
Non esiste.

Perché gente alla quale di me non gliene frega niente (e in tanti casi non glien’è mai fregato niente) e della quale nemmeno a me frega niente all’improvviso è MIA AMICA?
Che poi con la gente  che hai nell’elenco degli amici si instaura, (per la natura stessa di Facebook che è zeppo di applicazioni, test, quiz e giochi online ai quali _devi_ “invitare 15 amici”) un rapporto di taciti inviti e taciti rifiuti o accettazioni degli stessi.
Ci sono dei quiz grazie ai quali puoi scoprire quanto i tuoi amici sono compatibili con te riguardo ai film, riguardo alle priorità nella vita, ma soprattutto riguardo alle “10 ragioni per cui un cane è meglio di un fidanzato”.
Puoi scoprire quanto la pensate uguale.
Certo… adesso che so che ho una compatibilità del 60% sui film con un mio compagno delle elementari, e che sulle commedie abbiamo alcune discrepanze, dormirò molto più tranquilla la notte.
Puoi non scambiare mai nemmeno una riga con queste persone, e sapere a che ora hanno cambiato le informazioni nei loro profili, a che ora sono diventati amici di chi, quando hanno commentato sul famigerato “wall” di qualcun altro e perfino cosa hanno scritto.
Ah dimenticavo, perché ognuno ha un muro dove gli amici possono scrivere.
E dove tutti possono leggere. Il premuroso Facebook si assicura di mandare notifiche a tutti gli amici di Tizio quando scrive sul muro di Caio.
Anche se Caio lo conosce solo Tizio. Non ha importanza, tutti debbono sapere.
Non ha alcuna importanza se io non voglio sapere quando e cosa Tizio ha scritto sul muro di Caio, la notifica arriva, e dopodiché, diciamocelo, posso non leggere?
Naturalmente no, non posso.
Il principio di Facebook è che tutti possono (e devono) farsi i cazzi di tutti gli altri, basta essere “amici”.
C’è gente che mette addirittura il numero di cellulare, su Facebook. (E poi andiamo a lamentarci dell’invasione della Privacy, mi raccomando).
E’ un fatto che le persone che mi vogliono più bene al mondo e alle quali io voglio davvero bene, i miei amici veri, non hanno un profilo su Facebook. Nessuno di loro ne ha uno. Quasi nessuno.
E’ quantomeno curioso.
Non mi sono mai sognata di condannare un social network, per carità. Può essere un ottimo modo di condividere interessi, informazioni e di creare qualcosa di tuo.
Peccato che Facebook non sia personalizzabile.
Eh no.
Le pagine sono tutte uguali. Non puoi cambiare colore, non puoi cambiare carattere, non puoi aggiungere uno sfondo, non esiste che tu possa modificare l’html di una pagina, niente. Le uniche cose che cambiano sono i nomi, gli interessi, e ovviamente gli amici (nemmeno tutti perché poi ci sono i “mutual friends”, ovvero gli amici in comune, che per l’appunto sono “comuni”.)
Praticamente un libro virtuale di fotocopie quasi identiche.
Così tutti quelli che non sono in grado di creare o anche solo di customizzare una pagina web non si sentono discriminati, sono tranquilli, (perfino un bambino di otto anni può crearsi un account Facebook, perfino mia nonna ne sarebbe stata in grado) e tutti quelli che invece saprebbero come personalizzare la propria pagina non possono.
Semplicemente non ce n’è la possibilità. In compenso ci sono un milione di applicazioni inutili per distrarsi da questo piccolo inconveniente così non ci viene nemmeno in mente, in questo modo non ci sfiora nemmeno l’idea.
Facile no?
Tutti allo stesso livello.
Livellati. Appiattiti. Pari diritti, pari opportunità. Non importa se le opportunità sono l’1%. Sono pari. Tutti uguali quindi tutti felici.
Su Facebook non c’è la possibilità reale di dire qualcosa perché nessuno ha qualcosa da dire! E se per caso ce l’avesse vi assicuro che gli passa di mente.

E poi ci sono i mitici gruppi.
Si può aderire a vari generi di gruppi:
quelli di destra, quelli di sinistra, gruppi ecologisti, gruppi di fan di un cantante o di una band, gruppi che prendono in giro le figure pubbliche, gruppi di fancazzisti, gruppi di quelli che amano se stessi, la pizza, Rocco Siffredi, l’alcool.
Esistono gruppi come “Quelli che girano il cuscino dall’altra parte per avere il lato fresco sulla guancia”; di “Quelli che usano il cellulare per fare luce al buio”. Ci sono persino gruppi come: “Se a questo gruppo aderiscono un milione di persone, il mio fidanzato mi lascerà tatuare su una spalla il logo di Facebook!” (col punto esclamativo, n.b.) E quando l’ho letto contava già 700.000 persone.
Non me li sto inventando. Esistono per davvero.
I gruppi.
Perché tutti hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di qualcosa, e credo che Facebook sfrutti proprio questo, il bisogno di appartenenza, non importa a cosa, anche l’appartenenza ad un ipotetico gruppo: “La morte cerebrale” andrebbe bene.
Cento milioni di utenti. Accomunati dal fatto che hanno tutti un pc, tutti una connessione a internet, tutti un sacco di tempo e che sono tutti abitanti del pianeta terra.
Insomma, accomunati dal nulla, dal vuoto pneumatico.
E poi la perla. Il gruppo che “Vediamo se riusciamo a raccogliere tutti gli utenti di Facebook in un solo gruppo”.
(Davvero…. a nessuno scatta un campanello?)
Cioè… ma…. A COSA SERVE?
Già Facebook è un enorme gruppo di persone.
A cosa serve un gruppo nel gruppo che raggruppi tutti quelli del gruppo?
Domande irrisolte. E’ l’idiozia della cosa che mi sciocca. La sfacciata inutilità del tutto, e non la mascherano nemmeno decentemente.

Ma ciò che mi turba sul serio è: perché tanta gente magari si rende anche conto di queste cose (perché credo o almeno voglio, fortissimamente voglio credere di non essere l’unica che ha fatto tali riflessioni in merito) ma restano tutti iscritti a Facebook?
Facile: perché da lì possono vedere cosa fanno tutti gli altri.
Possono ritrovare le persone, rimanere in contatto pressoché continuo con tutti (non so se qualcuno ha notato che Myspace è mezzo morto ultimamente, le due cose sono correlate) possono guardare, giocare, fare i test, essere invitati agli eventi eccetera. E soprattutto possono mostrarsi.
Come si fa a rinunciare a una cosa del genere?
Suona tanto come un vantaggio…
Perfino io ho fatto fatica a cancellare il mio account Facebook, io che l’ho odiato così tanto fin dall’inizio.
L’ho sempre, sempre trovato pieno di bug, come un network eternamente “under construction”, come una gigantesca versione beta di quello che in realtà dovrebbe essere.
Il fatto è che rimarrà sempre così.
Perché in questo modo da’ ancora di più l’idea di essere un qualcosa in movimento, qualcosa che è la gente stessa a volere e a determinare.
In realtà non è vero un cazzo.
Quando cancelli l’account (svelo l’arcano perché quasi nessuno cancella il proprio account, quindi quasi nessuno sa cosa succede quando lo fai)  ti vengono richieste le motivazioni, che possono essere standard, ovvero a spunta, oppure libere, cioè tu scrivi la tua motivazione.
Esiste perfino l’opzione (ah quanto sono furbi i programmatori di Facebook!) di continuare a ricevere email di notifica ogni volta che un tuo ‘amico’ ti invita ad un evento o fa qualcosa, se vuoi puoi continuare a ricevere le notifiche via email. La tentazione di un aspirante pentito di Facebook, di continuare a VEDERE cosa fanno gli altri è forte. Con una probabilità di ritorno del 99,9%. (Furbi, eh?)
Se però come me decidi di NON ricevere queste email di notifica, dopo che hai cancellato l’account vieni gentilmente informato (sono davvero troppo furbi i programmatori di Facebook!) che ti basterà accedere un’altra volta per riattivare l’account.
Capito?
“Il tuo account è cancellato, ma basta un login per riattivarlo.”
Un eroinomane butta tutta la droga che gli rimane ed entra in clinica perché vuole smettere per sempre. “Certo puoi smettere per sempre e liberarti dalla dipendenza” gli viene detto, “in ogni caso ti lasciamo una dose sul comodino, per ogni evenienza. E se vuoi puoi continuare a guardare gli altri che si fanno.”
Ricaduta assicurata.
E’ un po’ la stessa cosa.
Comunque anche dopo che ti sei cancellato, se ti cerchi su Google, compare il collegamento alla pagina Facebook, che poi però non trovi. Ma le informazioni rimangono in rete. Molto, molto a lungo.
La mia netta sensazione è che in qualche modo gli ideatori e i gestori di questi network ci stiano facendo diventare il grande fratello di noi stessi (oltre ad esserlo loro).
E’ risaputo ormai che cellulari, carte di credito e quant’altro sono sotto controllo. E’ noto che siamo tutti più o meno schedati e seguiti, ed è una sensazione sgradevole. Quindi?
Quindi ci viene data la possibilità divertente e apparentemente innocua di fare la stessa cosa coi nostri ‘amici’, di spiarli e sapere tutto di loro. Anche se in realtà se ci pensiamo bene, non ce ne frega niente.
Ci fanno diventare come loro. Così forse ci secca un po’ meno il fatto che anche Facebook sia un’indagine di mercato mondiale, che sta riuscendo alla grandissima, peraltro.
[Per la cronaca, questo network l’avranno pure altruisticamente e ingenuamente inventato due studenti di X-università americana per mantenersi in contatto fra loro, ma fatto sta che Facebook guadagna vendendo informazioni demografiche e di comportamento online alle aziende di marketing. Anonime, aggregate, ma comunque preziose. Più schedature quindi (anche di utenti non attivi) uguale più soldi. Nero su bianco, gli utenti scrivono le loro preferenze in ogni ambito commerciale e commerciabile. Anche Myspace, comunque.]
Il principio è quello. (George Orwell mi darebbe Ra-cazzo-gione.)
L’illusione della comunità globale quando per strada non si saluta nemmeno il vicino. La rassicurante e quasi mistica sensazione di essere tutti collegati, quando se molestano un tizio in metropolitana difficilmente qualcuno degli altri passeggeri fa qualcosa.
Uno dei pochi gruppi intelligenti titolava: “Che cazzo mi aggiungi agli amici se poi non mi saluti quando mi incontri per strada?”
Ma era un gruppo. Di Facebook.

Oltre al fatto che sono dei subdoli strumenti di controllo, trovo già da tempo che i social network funzionino secondo un meccanismo perverso, che siano una perversione della vita e della realtà.
Facebook ne è semplicemente un esempio fin troppo lampante. Così lampante che nessuno se ne rende conto.
Le cose vanno alla rovescia, all’incontrario, a ritroso.
Non è più Facebook che serve la nostra vita, ma la nostra vita che serve Facebook.
Le canzoni che ascoltiamo, i libri che leggiamo, le fotografie che scattiamo, le cose che scriviamo, non servono più a noi in quanto stimoli e approfondimento della realtà, non servono più a farci riflettere e a crescere, a conoscere noi stessi, bensì ad essere postate su Facebook, e a far conoscere noi stessi agli altri (poco importa se noi siamo i primi a non sapere chi siamo.) Non ci servono più per ricordare, ma per essere ricordati.
I nostri stessi stati d’animo hanno cessato di essere indici di qualcosa da comprendere e hanno lentamente iniziato ad essere qualcosa da mostrare su un social network. Fra un po’ non sapremo nemmeno più perché proviamo un sentimento, ma sapremo che se qualcuno ci fa arrabbiare dovremo, anzi, dovremo voler scrivere nel nostro status: arrabbiato. Non importa se la nostra rabbia sarà giustificata o meno, non vorremo capirlo e non ne avremo nemmeno bisogno, finché potremo postarlo.

E la cosa sta peggiorando.
Ognuno è diventato un piccolo show per i suoi amici.
Siamo tutti lì a mostrare noi stessi ai nostri “amici”.
Ci stiamo intrattenendo a vicenda. Condividendo il nostro sincronizzatissimo quarto d’ora di celebrità. Fittizia, ma pur sempre celebrità.
Ci stiamo involvendo.
Personalmente ho questa orribile sensazione di circolo vizioso. Di vicolo cieco. Di morte.
Ci costruiamo tutti una piccola recensione di noi stessi: i film che ci piacciono, la musica che ascoltiamo, l’appartenenza politica, l’orientamento sessuale, l’età, in COSA siamo INTERESSATI: amicizia, networking, relazioni stabili, incontri.
In modo che possiamo selezionarci a vicenda come potremmo selezionare un prodotto sugli scaffali di un supermercato.
Che fine ha fatto l’incontrare la gente per strada? In libreria? Sul tram? Che fine ha fatto il guardarsi negli occhi?
Perché devo sapere se una persona è di destra o di sinistra, se fuma o meno, qual’è il suo segno zodiacale, PRIMA di averla guardata negli occhi? Prima di aver sentito la sua voce? Di aver visto come si muove?
Per scegliere chi incontrare. Per selezionare. Per comandare sulla realtà. Evvai.
[“Ma l’imprevisto è la sola speranza, anche se mi dicono ch’è una stoltezza dirselo.” – Montale, n.d.r.]
Così quando moriremo avremo passato complessivamente qualche anno della nostra vita davanti al pc (io di sicuro) e se saremo fortunati di noi resterà la nostra pagina Myspace, o il nostro profilo su Facebook.
Come se ci stessimo tutti costruendo una lapide che non ultimeremo mai.
Le nostre piccole lapidi in fase progettuale.
I nostri piccoli epitaffi virtuali autoprodotti.
Chi conosciamo, cosa leggiamo, dove andiamo, quando e perché.
Le nostre autobiografie condensate in un centinaio di righe.
I social network: cimiteri virtuali di viventi.
Non ha senso.
Non ha senso.
Non ha alcun senso.
Lungi da me il giudicare chiunque, lungi da me l’intenzione di fare accoliti.
Ognuno fa quello che vuole, si vive la vita come vuole e ragiona quanto vuole.
Ognuno fa quello che può.
Non sto giudicando dall’alto della mia superiorità: se scrivo tutto questo è perchè ci sono finita dritta dentro, è perché ci sono caduta anche io, è perchè mi sono resa conto di cosa mi stava succedendo.

Ah, c’è la crisi economica, il razzismo dilaga, e fra poco si saprà chi fra Obama e McKain, e il superenalotto ha raggiunto un montepremi da capogiro.
Perfino i Tg sono diventati tutti uguali, sintonizzati fra loro, ripetitivi.
E’ da un mese che sento ogni giorno le stesse notizie.
Come noi con i nostri ‘amici’, anche loro scelgono. Scelgono cosa dirci, come dircelo, quando dircelo e quanto a lungo.
Vorrei registrare ogni sera il Tg per una settimana e poi riguardarmeli in fila. Scommettiamo che cambierebbe, in sostanza, sì e no il 20% delle notizie?
Forse si è incantato il televisore.
Sembrano repliche infinite della stessa puntata.
Almeno così mi sembra.

Se questi sono i segni del tempo
stiamo vivendo in un tempo molto triste.
E il bello è che stiamo contribuendo tutti
a mantenerlo tale.”

Cortile di scuola, 2009:
– “Vuoi essere il mio amico?”
– “Dove mi devo registrare?”

e tu…lo sapevi?

Pubblicato: 2 luglio 2010 in Attualità
Sorriso

Il Senato ha approvato in prima lettura (150 voti a favore, 123
contrari e 3 astenuti) il ddl Calabrò sul testamento biologico, che
passa ora al vaglio della Camera (dove il testo dovrebbe passare senza
alcun intralcio, stante la forza dei numeri della maggioranza …). A
favore del provvedimento hanno votato Pdl, Lega e Udc, contrari Pd e
Idv.


I punti nevralgici e più contestati del testo di legge sono:

1-
la conferma del CARATTERE “NON VINCOLANTE” DEL BIO-TESTAMENTO (non solo
“non obbligatorio” per i cittadini ma anche “non vincolante” per i
medici, qualora redatto).

Un emendamento del senatore Antonio
Fosson (Udc-Svp-Autonomie), infatti, ha cambiato il primo comma
dell’articolo 4: se, a seguito di modifica in sede di commissione,
l’articolo in questione stabiliva che le Dichiarazioni anticipate di
trattamento “non sono obbligatorie, ma sono vincolanti”, l’emendamento
approvato ha soppresso le parole “ma sono vincolanti”.


2- ed il DIVIETO DI SOSPENSIONE DELL’ALIMENTAZIONE E DELL’IDRATAZIONE ARTIFICIALI.


Per il senatore del Pd Ignazio Marino “la legge sul testamento biologico è ufficialmente carta straccia”.
Rendere
non vincolante il testamento biologico, ha commentato Anna Finocchiaro
(presidente dei senatori del Pd) “é l’imbroglio di questa legge. Gli
italiani pensano che con questo provvedimento potranno scegliere se
morire naturalmente oppure se chiedere di essere mantenuti in vita
artificialmente il più a lungo possibile. E invece non é così:
dichiareranno ed esprimeranno una volontà che sarà tradita e potrà
essere tradita in ogni momento”.

Per il presidente del gruppo
dell’Idv, Felice Belisario, “si sta approvando una bruttissima legge,
che imbroglia gli italiani”. Per questo l’Italia dei valori proporrà di
impugnare la legge con un referendum abrogativo.


Uniche innovazioni positive rispetto all’originario d.d.l. Calabrò sono:

1-
la POSSIBILITÀ DI REDIGERE TESTAMENTO BIOLOGICO non solo tramite atto
pubblico dinanzi ad un notaio ma ANCHE CON UN SEMPLICE DOCUMENTO
OLOGRAFO
con cui esprimere la propria volontà di essere, o non essere,
sottoposto ad alcun trattamento in caso di malattia o lesione
traumatica cerebrale irreversibile o invalidante o in caso di malattia
che costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi
artificiali che impediscano una normale vita di relazione


2- e lo SLITTAMENTO DEL TERMINE DI VALIDITÀ DEL TESTAMENTO BIOLOGICO DA 3 (come originariamente previsto) A 5 ANNI.
L’eutanasia letteralmente buona morte (dal greco ευθανασία, composta da ευ-, bene e θανατος, morte) – è la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore, rapido e incruento possibile a un essere umano (o ad un animale) affetto da una malattia inguaribile ed allo scopo di porre fine alla sua sofferenza.


Oggi si fa a lotta tra chi ha ragione e chi no…ma forse in fondo dovremmo solo portare rispetto x quella povera famiglia di Eluana e la cosa da dire è solo che chi deve decidere su queste cose è la famiglia stessa…

Una cosa è chiara: dell’eutanasia non se ne può
parlare leggermente: è talmente incerto il confine con il crimine. Chi
decide infatti se una vita debba considerarsi indegna d’esser vissuta?
Il malato o la società, la legge? Se decide il collettivo, il rischio è
grande che non avremo la bella morte ma la morte utile alla società,
alla razza, alla nazione, o alle spese sanitarie…

Insomma…la Chiesa entra nella nostra vita, lo Stato entra nella nostra vita,
quel bastardo mafioso ladro corrotto violento arrogante
dittatore bugiardo di Berlusconi si permette di pontificare sulla
moralità in TV. Io non ho parole, sono offesa da tutto
questo. Siamo il peggio del peggio dell’Europa. Che tristezza, che
vergogna, che squallore.

)))aspetto vosrti commenti(((