-Lei promette bene, le dicevo, e probabilmente sbaglio…comunque voglio darle un consiglio: lei ha una qualche lezione?

-Mmh no….

-E allora vada via…se ne vada dall’Italia..lasci l’Italia finchè è in tempo. Cosa vuol fare, il chirurgo?

-Mmh non lo so, non ho ancora deciso…

-Qualsiasi cosa decida…vada a studiare a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità…ma  lasci questo Paese. L’Italia è un Paese da distruggere, un posto bello…..e inutile….destinato a morire.

-Cioè secondo lei tra un poco ci sarà un'”apocalisse”?

-eh magari ci fosse! almeno saremmo tutti costretti a ricostruire. Invece qui rimane tutto immobile,  uguale, in mano ai dinosauri…dia retta: vada via!

-E lei allora professore perchè rimane?

-Come perchè? …mio caro io sono uno dei dinosauri da distruggere!!

 

da “La meglio gioventù”

 

Il mondo a piedi

Pubblicato: 24 giugno 2011 in Senza categoria

elogio ai piedi….

 

Perché reggono l’intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.

noi…

Pubblicato: 24 giugno 2011 in cinema, Libri

Noi siamo i vinti
Noi che non sappiamo amare
E viviamo di sogni
E il tempo dell’illusione svanisce
lasciandoci tentennanti nel nostro dolore …

[Pier Vittorio Tondelli]

Le nuvole bisogna saperle aspettare…

Guardo il cielo da bambino, da quando la postina mi disse che a guardare sempre i boschi, gli occhi pigliano il verde. Lei ce li aveva neri a forza di guardare gli indirizzi. Io per tenermeli chiari ho cominciato a fissare i cieli. E’ tanto tempo che viaggiano sugli occhi, attraversano il loro campo, scavalcano le ciglia. Che fortuna starsene sotto il loro gratis, non vedere un muro, una serratura, una siepe.

(Erri De Luca – Il Contrario di Uno)

 

Pasolini: E che so quelle? Totò: Quelle sono le nuvole.

Pasolini: E che so ste nuvole?

Totò: Mah?

Pasolini: Quanto so belle, quanto so belle!

Totò: Ah straziante meravigliosa bellezza del creato!

 

E ora…. ‘nto culu a berlusconi!!!

Pubblicato: 13 giugno 2011 in Attualità

perchè oggi ci sta tutta!! =)

 

Le Persone Hanno Il Potere

Stavo sognando, nei miei sogni,
un aspetto luminoso e fiero
e il mio sonno è stato spezzato
ma il mio sogno ha indugiato qui vicino
sotto forma di valli splendenti
dove riconoscevo l’aria pura
e i miei sensi si aprivano nuovamente
Mi sono risvegliato al grido
che le persone / hanno il potere
di riscattarsi / il lavoro dei folli
sugli umili / la doccia del perdono
è decretato / le persone comandano

Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere

Aspetti vendicativi diventano sospetti
e piegarsi in basso come per sentire
e gli eserciti cessano di avanzare
perché le persone hanno le orecchie
e i pastori e i soldati
giacciono sotto le stelle
scambiandosi opinioni
e buttando via le armi
nella polvere
sotto forma di / valli splendenti
dove riconoscevo / l’aria pura
e i miei sensi / si aprivano nuovamente
Mi sono risvegliato / al grido

Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere

Dove c’erano deserti
ho visto fontane
come crema le acque si ergevano
e noi passeggiavamo lì insieme
senza niente da deridere o criticare
e il leopardo
e l’agnello
dormono insieme veramente vicini
Stavo sperando, nelle mie speranze,
di richiamare ciò che avevo trovato
Stavo sognando nei miei sogni
Dio sa / una vista più pura
mentre mi abbandono al mio sonno
ti affido i miei sogni

Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere
Le persone hanno il potere

Il potere di sognare / di comandare
di liberare il mondo dai folli
è decretato, le persone governano
è decretato, le persone governano
ASCOLTATE
credo che tutto ciò che sognamo
possa riuscire a passare attraverso la nostra unione
possiamo far girare il mondo
possiamo far fare il movimento di rivoluzione alla terra
noi abbiamo il potere
le persone hanno il potere

La linea d’ombra

Pubblicato: 18 maggio 2011 in Musica

La linea d’ombra, la nebbia che io vedo a me davanti, per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio… e a non saper immaginar quello che trovo.

Mi offrono un incarico di responsabilità: portare questa nave verso una rotta che nessuno sa… è la mia età a mezz’aria, in questa condizione di stabilità precaria, ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto, mi giro e mi rigiro sul mio letto, mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome; il fondo del caffè confonde il dove e il come e per la prima volta so cos’è la nostalgia… la commozione… nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione, per ogni strappo un porto, per ogni porto in testa una canzone… è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione… senza preoccupazione… soltanto fare ciò che c’è da fare e cullati dall’onda notturna, sognare la mamma… il mare.

Mi offrono un incarico di responsabilità: mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante, mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante, il pensiero della responsabilità si è fatto grosso, è come dover saltare al di là di un fosso, che mi divide dai tempi spensierati di un passato… che è passato, saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto, di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura… cosa sarò… dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio, lui giovane io vecchio, le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio: “la vita non è facile, ci vuole sacrificio, un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione” .

Arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione e adesso è questo giorno di monsone… col vento che non ha una direzione… guardando il cielo un senso di oppressione, ma è la mia età… dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà, che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto… e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera, dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera, ed ho paura di essere mangiato, ed ho paura pure di mangiare… mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo, l’astrologia che mi racconta il cielo… galleggio alla ricerca di un me stesso… con il quale poter dialogare, ma questa linea d’ombra non me la fa incontrare.

Mi offrono un incarico di responsabilità, non so cos’è il coraggio, se prendere e mollare tutto, se scegliere la fuga od affrontare questa realtà, difficile da interpretare ma bella da esplorare, provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare… portato questo carico importante a destinazione… dove sarò… al riparo dal prossimo monsone… mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire, getterò i bagagli in mare, studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte… quando si parte… e quando passerà il monsone… dirò levate l’ancora diritta avanti tutta, questa è la rotta… questa è la direzione… questa è la decisione!

ma…io Amo ques’Uomo!!

Pubblicato: 12 maggio 2011 in Musica

…caro Vasco

Pubblicato: 31 marzo 2011 in Musica

…sto ascoltando ininterrottamente il tuo nuovo album…a ogni ascolto mi piace sempre di più! Mi sento di scrivere qualcosa x te stavolta…Un concentrato di tristezza, di malinconia,di idsillusione…ma allo stessa tempo di forza e coraggio! Grazie di tutto quello che mi regali…emozioni che tu…non sai nemmeno di darmi!! E’ incredibile come continui a esprimere a semplici parole certi stati d’animo…a volte è come se mi leggi dentro…e sai tirarmi su sempre, sei la mia Bibbia ormai, non avrò altro Blasco al di fuori di te!

Eh già…meno male che tu….sei ancora qua!!! E mi aiuti ad affrontare la vita…

“…prendi la strada che porta lontano, scegli la via che ti prende la mano, non lamentarti perché…la vita è dura, non ti lasciare convincere che nessun’altro può scegliere quello che è meglio per te…la vita è tua!!

e quando arriverà la domenica, e sarà sempre colpa mia, avrò almeno la soddisfazione…di dire che sono stato il peggiore!!

prendi la strada che porta fortuna, scegli la via che va sulla luna e non arrenderti mai…la vita è dura! non trascurare mai niente…non ascoltare la gente…non aspettare…la vita è tua“.

“Lo sai che si potrebbe stare per dei mesi appesi ad un aquilone…guardando il cielo che si muove ed il sole che muore….lo sai che non succederebbe niente…se anche non si sapesse un accidente…di quello che succede in qualche posto dall’altra parte del mondo o dell’universo…..Ci sono delle cose che succedono, ci sono tante cose che non tornano, ci sono delle cose che non possono…eppure sono…ci sono delle cose bellissime…che durano lo spazio di un secondo…e poi tutta la vita dura un secolo!!”

“Brividi…Sento quando guardo…I lividi…Che han lasciato segni dentro…Vivere o niente
In fondo poi nemmeno sai perché….Solo ti muovi…Dentro questo spazio tempo e…Lividi…Vedi i tuoi ricordi…Brividi….Quando senti che sono già morti….”

“Ma che strana ragione…mi spinge a parlare di te…anche in questo momento…”

“Maledetta canzone,
Maledetta ragione!!!
..ed è giusto che sia finita qui!!”

Sono alcuni pezzi veramente belli che ho scritto qui…continua così zio Vasco…e fanculo a chi non capisce e non apprezza! Sei unico, non possono esserci  imitazioni!

VIVERE O NIENTE! questo è il mio nuovo comandamento!!

E se tutto ciò fosse vero?

Pubblicato: 26 marzo 2011 in Attualità

A me tutto questo mi terrorizza…riflettiamo…

 

Vasco Rossi 21/06/2010

Pubblicato: 23 marzo 2011 in Senza categoria

Prendere la vita sul serio sarebbe logico
se essa non fosse un inganno
E che sia un inganno lo si capisce subito
Niente è ciò che appare
Niente esiste veramente
al di fuori della nostra mente
Quello che vediamo
è quello che vogliamo vedere
Campi di forze, di energia, reazioni chimiche
Noi le vediamo come dei sorrisi
Dei complimenti, dei saluti
Potenti forze come la gravità
Per noi sono amore
Il caos degli elementi, i venti, gli uragani
Sono per noi i nostri turbamenti
Le nostre gioie i nostri dolori
Sono reazioni
di “infinitesime parti infinitamente piccole” (Spinoza)
che ci compongono
E che sono in continuo contatto con le ”infinitesime parti infinitamente piccole” del mondo che ci circonda..

Unità di sta bell’Italia

Pubblicato: 16 marzo 2011 in Senza categoria

150 anni dall\’Unità di sta bell\’Italia

Pubblicato: 12 marzo 2011 in Musica

C’è un’aria

Pubblicato: 27 febbraio 2011 in Attualità

Canzone attualissima….oggi guardando una stupida trasmissione su Canale 5 pensavo giusto quanto faccia schifo oggi l’informazione…che è in realtà DIS-informazione…la gente è ormai drogata, dalla TV in primo luogo…dovremmo spegnerla e aprire la mente…sforzarci di pensare e non far sì ke siano i mass media a pensare x noi…

 

Dagli schermi di casa un signore raffinato
e una rossa decisa con il gomito appoggiato
ti danno il buongiorno sorridendo e commentando
con interviste e filmati ti raccontano a turno
a che punto sta il mondo.

E su tutti i canali arriva la notizia
un attentato, uno stupro e se va bene una disgrazia
che diventa un mistero di dimensioni colossali
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero
che chiamano giornali.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…

Ed ogni avvenimento di fatto si traduce
in tanti “sembrerebbe“, “si vocifera“, “si dice
con titoli ad effetto che coinvolgono la gente
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
senza dire niente.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l’insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia.

In questo grosso mercato di opinioni concorrenti
puoi pescarti un’idea tra le tante stravaganti
e poi ci sono le ricerche, tanti pensieri alternativi
che ti saltano addosso come le marche
dei preservativi.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…

E c’è un gusto morboso del mestiere d’informare,
uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di questi avidi sciacalli.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.

Lasciate almeno l’ignoranza
che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
che quasi fatalmente chi ama troppo l’informazione
oltre a non sapere niente è anche più coglione.

Inviati speciali testimoniano gli eventi
con audaci primi piani, inquadrature emozionanti
di persone disperate che stanno per impazzire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…

Sarà una coincidenza oppure opportunismo
intervenire se conviene forse una regola del giornalismo
e quando hanno scoperto i politici corrotti
che gran polverone, lo sapevate da sempre
ma siete stati belli zitti.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci il gusto dell’assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.

Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è come un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…

E guardando i giornali con un minimo di ironia
li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso
vanno molto bene per accendere il fuoco
o per andare al cesso.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria…
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca, che manca, che manca
l’aria.

…pensieri…parole

Pubblicato: 26 febbraio 2011 in Senza categoria

Basta. Basta.
È come uno schifoso guazzabuglio di pensieri che si scioglie. È una cascata di sintomi di delirio che gocciolano da tutte le parti. Basta, che miseria.
Ora bisogna abbandonarsi e dormire più che si può. Dormire?…
Si crede sempre che sia il fondo dello squallore quello che si è toccato. Chissà se esistono delle forze per andare più giù.
Delle strane forze, e la prossima volta scendere più in basso. C’è un momento in cui si è veramente soli. Quando si arriva in fondo a ciò che siamo di orrendo, di squallido. Ma in fondo, proprio in fondo in fondo.
Il dolore stesso non vi risponde più. Gli occhi sono asciutti perché lí c’è il deserto. Strano, non c’è neanche il dolore nella solitudine, quella vera. Gli occhi sono asciutti. E Allora bisogna risalire da quel fondo… piano piano bisogna ritornare tra gli uomini.
Non c’è niente da fare. Bisogna ritornare con gli uomini… anche per piangere.

Far finta di esser sani

Pubblicato: 26 febbraio 2011 in Musica

Vivere, non riesco a vivere
ma la mente mi autorizza a credere
che una storia mia, positiva o no
è qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto
telaio e manubrio cromato
con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
far finta di essere sani.

Far finta di essere insieme a una donna normale
che riesce anche ad esser fedele
comprando sottane, collane, creme per mani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Liberi, sentirsi liberi
forse per un attimo è possibile
ma che senso ha se è cosciente in me
la misura della mia inutilità.

Per ora rimando il suicidio
e faccio un gruppo di studio
le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani
far finta di essere sani.

Far finta di essere un uomo con tanta energia
che va a realizzarsi in India o in Turchia
il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Vanno, tutte le coppie vanno
vanno la mano nella mano
vanno, anche le cose vanno
vanno, migliorano piano piano
le fabbriche, gli ospedali
le autostrade, gli asili comunali
e vedo bambini cantare
in fila li portano al mare
non sanno se ridere o piangere
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.

Girando un giorno su internet, visitando siti qua e là, sono incappata in questo articolo di Myspace http://www.myspace.com/miriam_8/blog/442210827

…cazzo c’è dentro tutto quello che io penso su questo maledetto social network che sta rovinando il mondo!

Leggendolo e riflettendoci su, ho preso finalmente la decisione di cancellarmi da questa merda, prima che sia troppo tardi…


“Ho visto le migliori (?) menti della mia generazione aderire ad un social network.

Facebook.
Amichevolmente rinominato da me e da altri italiani: Faccialibro.
Faccialibro.
Un libro di facce.
Ma facce di chi?

Sono stata trovata e coscienziosamente aggiunta all’elenco degli “amici” da parenti, ex compagni di liceo, delle medie, delle elementari, perfino da ragazzi-di-un-solo-appuntamento. Roba che risale a sei e più anni fa.
Sono sicura che se qualcuno dei miei compagni dell’asilo potesse ricordarsi il mio nome, sarei stata aggiunta anche da loro.
Probabilmente era solo una questione di tempo.

All’inizio ho pensato fosse una cosa carina, ritrovare tante persone, e ho interpretato il silenzio radio della gente che mi aggiungeva come segno di imbarazzo dopo tanto tempo che non ci si sentiva.
La realtà è che le persone si aggiungono a vicenda alla lista di amici nel tentativo di ritrovare chiunque abbia mai incrociato la loro strada lungo tutto il corso della vita. Il motivo non mi è chiaro.
Naturalmente il primo pensiero di tutti è: “Ma pensa te chi ho ritrovato! Quanto tempo! Cheffigata!”
Il problema è che sovente non segue un secondo pensiero.
Ma nella mia mente è scaturito quel secondo pensiero.
Il mio secondo pensiero è stato: “Bene, e adesso? Quindi?”
Non c’è nessun dopo. Non c’è una vera evoluzione della cosa. Ogni ritrovamento non andava oltre i due messaggi.
Ci siamo ritrovati, due messaggi (nei casi migliori) e morta lì. Col passare del tempo mi sono resa conto che un sacco di questi ‘amici’ in realtà non avevano nessuna intenzione di rimettersi in contatto con me, ma solo di aggiungere la mia faccia alla loro lista di facce. Per comporre il loro faccialibro. La loro piccola collezione di facce intraviste e poi dimenticate. L’hobby dei paesi digitalizzati. L’evento della stagione. La collezione che va di moda oggi.
Un po’ come i vecchi album di figurine.
“Cèlo, manca.”
Con relativi scambi annessi.

Mi sono resa conto che più della metà dei miei “amici” erano persone che conoscevo solo di vista anche ai tempi in cui magari li vedevo tutti i giorni.
Io non ho niente da dire a queste persone. Perché improvvisamente sono tutti miei “amici”?
Se io e i miei compagni delle varie scuole non abbiamo mai sentito il bisogno di mantenerci o rimetterci in contatto, perché dovremmo farlo ora? E’ un bisogno che non è mai esistito e che non sentiamo nemmeno adesso, quindi che non esisterà mai realmente.
E’ un bisogno indotto.
Come il bisogno fisiologico che abbiamo della coca-cola, del caffè, di una Lancia-Y.
Non esiste.

Perché gente alla quale di me non gliene frega niente (e in tanti casi non glien’è mai fregato niente) e della quale nemmeno a me frega niente all’improvviso è MIA AMICA?
Che poi con la gente  che hai nell’elenco degli amici si instaura, (per la natura stessa di Facebook che è zeppo di applicazioni, test, quiz e giochi online ai quali _devi_ “invitare 15 amici”) un rapporto di taciti inviti e taciti rifiuti o accettazioni degli stessi.
Ci sono dei quiz grazie ai quali puoi scoprire quanto i tuoi amici sono compatibili con te riguardo ai film, riguardo alle priorità nella vita, ma soprattutto riguardo alle “10 ragioni per cui un cane è meglio di un fidanzato”.
Puoi scoprire quanto la pensate uguale.
Certo… adesso che so che ho una compatibilità del 60% sui film con un mio compagno delle elementari, e che sulle commedie abbiamo alcune discrepanze, dormirò molto più tranquilla la notte.
Puoi non scambiare mai nemmeno una riga con queste persone, e sapere a che ora hanno cambiato le informazioni nei loro profili, a che ora sono diventati amici di chi, quando hanno commentato sul famigerato “wall” di qualcun altro e perfino cosa hanno scritto.
Ah dimenticavo, perché ognuno ha un muro dove gli amici possono scrivere.
E dove tutti possono leggere. Il premuroso Facebook si assicura di mandare notifiche a tutti gli amici di Tizio quando scrive sul muro di Caio.
Anche se Caio lo conosce solo Tizio. Non ha importanza, tutti debbono sapere.
Non ha alcuna importanza se io non voglio sapere quando e cosa Tizio ha scritto sul muro di Caio, la notifica arriva, e dopodiché, diciamocelo, posso non leggere?
Naturalmente no, non posso.
Il principio di Facebook è che tutti possono (e devono) farsi i cazzi di tutti gli altri, basta essere “amici”.
C’è gente che mette addirittura il numero di cellulare, su Facebook. (E poi andiamo a lamentarci dell’invasione della Privacy, mi raccomando).
E’ un fatto che le persone che mi vogliono più bene al mondo e alle quali io voglio davvero bene, i miei amici veri, non hanno un profilo su Facebook. Nessuno di loro ne ha uno. Quasi nessuno.
E’ quantomeno curioso.
Non mi sono mai sognata di condannare un social network, per carità. Può essere un ottimo modo di condividere interessi, informazioni e di creare qualcosa di tuo.
Peccato che Facebook non sia personalizzabile.
Eh no.
Le pagine sono tutte uguali. Non puoi cambiare colore, non puoi cambiare carattere, non puoi aggiungere uno sfondo, non esiste che tu possa modificare l’html di una pagina, niente. Le uniche cose che cambiano sono i nomi, gli interessi, e ovviamente gli amici (nemmeno tutti perché poi ci sono i “mutual friends”, ovvero gli amici in comune, che per l’appunto sono “comuni”.)
Praticamente un libro virtuale di fotocopie quasi identiche.
Così tutti quelli che non sono in grado di creare o anche solo di customizzare una pagina web non si sentono discriminati, sono tranquilli, (perfino un bambino di otto anni può crearsi un account Facebook, perfino mia nonna ne sarebbe stata in grado) e tutti quelli che invece saprebbero come personalizzare la propria pagina non possono.
Semplicemente non ce n’è la possibilità. In compenso ci sono un milione di applicazioni inutili per distrarsi da questo piccolo inconveniente così non ci viene nemmeno in mente, in questo modo non ci sfiora nemmeno l’idea.
Facile no?
Tutti allo stesso livello.
Livellati. Appiattiti. Pari diritti, pari opportunità. Non importa se le opportunità sono l’1%. Sono pari. Tutti uguali quindi tutti felici.
Su Facebook non c’è la possibilità reale di dire qualcosa perché nessuno ha qualcosa da dire! E se per caso ce l’avesse vi assicuro che gli passa di mente.

E poi ci sono i mitici gruppi.
Si può aderire a vari generi di gruppi:
quelli di destra, quelli di sinistra, gruppi ecologisti, gruppi di fan di un cantante o di una band, gruppi che prendono in giro le figure pubbliche, gruppi di fancazzisti, gruppi di quelli che amano se stessi, la pizza, Rocco Siffredi, l’alcool.
Esistono gruppi come “Quelli che girano il cuscino dall’altra parte per avere il lato fresco sulla guancia”; di “Quelli che usano il cellulare per fare luce al buio”. Ci sono persino gruppi come: “Se a questo gruppo aderiscono un milione di persone, il mio fidanzato mi lascerà tatuare su una spalla il logo di Facebook!” (col punto esclamativo, n.b.) E quando l’ho letto contava già 700.000 persone.
Non me li sto inventando. Esistono per davvero.
I gruppi.
Perché tutti hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di qualcosa, e credo che Facebook sfrutti proprio questo, il bisogno di appartenenza, non importa a cosa, anche l’appartenenza ad un ipotetico gruppo: “La morte cerebrale” andrebbe bene.
Cento milioni di utenti. Accomunati dal fatto che hanno tutti un pc, tutti una connessione a internet, tutti un sacco di tempo e che sono tutti abitanti del pianeta terra.
Insomma, accomunati dal nulla, dal vuoto pneumatico.
E poi la perla. Il gruppo che “Vediamo se riusciamo a raccogliere tutti gli utenti di Facebook in un solo gruppo”.
(Davvero…. a nessuno scatta un campanello?)
Cioè… ma…. A COSA SERVE?
Già Facebook è un enorme gruppo di persone.
A cosa serve un gruppo nel gruppo che raggruppi tutti quelli del gruppo?
Domande irrisolte. E’ l’idiozia della cosa che mi sciocca. La sfacciata inutilità del tutto, e non la mascherano nemmeno decentemente.

Ma ciò che mi turba sul serio è: perché tanta gente magari si rende anche conto di queste cose (perché credo o almeno voglio, fortissimamente voglio credere di non essere l’unica che ha fatto tali riflessioni in merito) ma restano tutti iscritti a Facebook?
Facile: perché da lì possono vedere cosa fanno tutti gli altri.
Possono ritrovare le persone, rimanere in contatto pressoché continuo con tutti (non so se qualcuno ha notato che Myspace è mezzo morto ultimamente, le due cose sono correlate) possono guardare, giocare, fare i test, essere invitati agli eventi eccetera. E soprattutto possono mostrarsi.
Come si fa a rinunciare a una cosa del genere?
Suona tanto come un vantaggio…
Perfino io ho fatto fatica a cancellare il mio account Facebook, io che l’ho odiato così tanto fin dall’inizio.
L’ho sempre, sempre trovato pieno di bug, come un network eternamente “under construction”, come una gigantesca versione beta di quello che in realtà dovrebbe essere.
Il fatto è che rimarrà sempre così.
Perché in questo modo da’ ancora di più l’idea di essere un qualcosa in movimento, qualcosa che è la gente stessa a volere e a determinare.
In realtà non è vero un cazzo.
Quando cancelli l’account (svelo l’arcano perché quasi nessuno cancella il proprio account, quindi quasi nessuno sa cosa succede quando lo fai)  ti vengono richieste le motivazioni, che possono essere standard, ovvero a spunta, oppure libere, cioè tu scrivi la tua motivazione.
Esiste perfino l’opzione (ah quanto sono furbi i programmatori di Facebook!) di continuare a ricevere email di notifica ogni volta che un tuo ‘amico’ ti invita ad un evento o fa qualcosa, se vuoi puoi continuare a ricevere le notifiche via email. La tentazione di un aspirante pentito di Facebook, di continuare a VEDERE cosa fanno gli altri è forte. Con una probabilità di ritorno del 99,9%. (Furbi, eh?)
Se però come me decidi di NON ricevere queste email di notifica, dopo che hai cancellato l’account vieni gentilmente informato (sono davvero troppo furbi i programmatori di Facebook!) che ti basterà accedere un’altra volta per riattivare l’account.
Capito?
“Il tuo account è cancellato, ma basta un login per riattivarlo.”
Un eroinomane butta tutta la droga che gli rimane ed entra in clinica perché vuole smettere per sempre. “Certo puoi smettere per sempre e liberarti dalla dipendenza” gli viene detto, “in ogni caso ti lasciamo una dose sul comodino, per ogni evenienza. E se vuoi puoi continuare a guardare gli altri che si fanno.”
Ricaduta assicurata.
E’ un po’ la stessa cosa.
Comunque anche dopo che ti sei cancellato, se ti cerchi su Google, compare il collegamento alla pagina Facebook, che poi però non trovi. Ma le informazioni rimangono in rete. Molto, molto a lungo.
La mia netta sensazione è che in qualche modo gli ideatori e i gestori di questi network ci stiano facendo diventare il grande fratello di noi stessi (oltre ad esserlo loro).
E’ risaputo ormai che cellulari, carte di credito e quant’altro sono sotto controllo. E’ noto che siamo tutti più o meno schedati e seguiti, ed è una sensazione sgradevole. Quindi?
Quindi ci viene data la possibilità divertente e apparentemente innocua di fare la stessa cosa coi nostri ‘amici’, di spiarli e sapere tutto di loro. Anche se in realtà se ci pensiamo bene, non ce ne frega niente.
Ci fanno diventare come loro. Così forse ci secca un po’ meno il fatto che anche Facebook sia un’indagine di mercato mondiale, che sta riuscendo alla grandissima, peraltro.
[Per la cronaca, questo network l’avranno pure altruisticamente e ingenuamente inventato due studenti di X-università americana per mantenersi in contatto fra loro, ma fatto sta che Facebook guadagna vendendo informazioni demografiche e di comportamento online alle aziende di marketing. Anonime, aggregate, ma comunque preziose. Più schedature quindi (anche di utenti non attivi) uguale più soldi. Nero su bianco, gli utenti scrivono le loro preferenze in ogni ambito commerciale e commerciabile. Anche Myspace, comunque.]
Il principio è quello. (George Orwell mi darebbe Ra-cazzo-gione.)
L’illusione della comunità globale quando per strada non si saluta nemmeno il vicino. La rassicurante e quasi mistica sensazione di essere tutti collegati, quando se molestano un tizio in metropolitana difficilmente qualcuno degli altri passeggeri fa qualcosa.
Uno dei pochi gruppi intelligenti titolava: “Che cazzo mi aggiungi agli amici se poi non mi saluti quando mi incontri per strada?”
Ma era un gruppo. Di Facebook.

Oltre al fatto che sono dei subdoli strumenti di controllo, trovo già da tempo che i social network funzionino secondo un meccanismo perverso, che siano una perversione della vita e della realtà.
Facebook ne è semplicemente un esempio fin troppo lampante. Così lampante che nessuno se ne rende conto.
Le cose vanno alla rovescia, all’incontrario, a ritroso.
Non è più Facebook che serve la nostra vita, ma la nostra vita che serve Facebook.
Le canzoni che ascoltiamo, i libri che leggiamo, le fotografie che scattiamo, le cose che scriviamo, non servono più a noi in quanto stimoli e approfondimento della realtà, non servono più a farci riflettere e a crescere, a conoscere noi stessi, bensì ad essere postate su Facebook, e a far conoscere noi stessi agli altri (poco importa se noi siamo i primi a non sapere chi siamo.) Non ci servono più per ricordare, ma per essere ricordati.
I nostri stessi stati d’animo hanno cessato di essere indici di qualcosa da comprendere e hanno lentamente iniziato ad essere qualcosa da mostrare su un social network. Fra un po’ non sapremo nemmeno più perché proviamo un sentimento, ma sapremo che se qualcuno ci fa arrabbiare dovremo, anzi, dovremo voler scrivere nel nostro status: arrabbiato. Non importa se la nostra rabbia sarà giustificata o meno, non vorremo capirlo e non ne avremo nemmeno bisogno, finché potremo postarlo.

E la cosa sta peggiorando.
Ognuno è diventato un piccolo show per i suoi amici.
Siamo tutti lì a mostrare noi stessi ai nostri “amici”.
Ci stiamo intrattenendo a vicenda. Condividendo il nostro sincronizzatissimo quarto d’ora di celebrità. Fittizia, ma pur sempre celebrità.
Ci stiamo involvendo.
Personalmente ho questa orribile sensazione di circolo vizioso. Di vicolo cieco. Di morte.
Ci costruiamo tutti una piccola recensione di noi stessi: i film che ci piacciono, la musica che ascoltiamo, l’appartenenza politica, l’orientamento sessuale, l’età, in COSA siamo INTERESSATI: amicizia, networking, relazioni stabili, incontri.
In modo che possiamo selezionarci a vicenda come potremmo selezionare un prodotto sugli scaffali di un supermercato.
Che fine ha fatto l’incontrare la gente per strada? In libreria? Sul tram? Che fine ha fatto il guardarsi negli occhi?
Perché devo sapere se una persona è di destra o di sinistra, se fuma o meno, qual’è il suo segno zodiacale, PRIMA di averla guardata negli occhi? Prima di aver sentito la sua voce? Di aver visto come si muove?
Per scegliere chi incontrare. Per selezionare. Per comandare sulla realtà. Evvai.
[“Ma l’imprevisto è la sola speranza, anche se mi dicono ch’è una stoltezza dirselo.” – Montale, n.d.r.]
Così quando moriremo avremo passato complessivamente qualche anno della nostra vita davanti al pc (io di sicuro) e se saremo fortunati di noi resterà la nostra pagina Myspace, o il nostro profilo su Facebook.
Come se ci stessimo tutti costruendo una lapide che non ultimeremo mai.
Le nostre piccole lapidi in fase progettuale.
I nostri piccoli epitaffi virtuali autoprodotti.
Chi conosciamo, cosa leggiamo, dove andiamo, quando e perché.
Le nostre autobiografie condensate in un centinaio di righe.
I social network: cimiteri virtuali di viventi.
Non ha senso.
Non ha senso.
Non ha alcun senso.
Lungi da me il giudicare chiunque, lungi da me l’intenzione di fare accoliti.
Ognuno fa quello che vuole, si vive la vita come vuole e ragiona quanto vuole.
Ognuno fa quello che può.
Non sto giudicando dall’alto della mia superiorità: se scrivo tutto questo è perchè ci sono finita dritta dentro, è perché ci sono caduta anche io, è perchè mi sono resa conto di cosa mi stava succedendo.

Ah, c’è la crisi economica, il razzismo dilaga, e fra poco si saprà chi fra Obama e McKain, e il superenalotto ha raggiunto un montepremi da capogiro.
Perfino i Tg sono diventati tutti uguali, sintonizzati fra loro, ripetitivi.
E’ da un mese che sento ogni giorno le stesse notizie.
Come noi con i nostri ‘amici’, anche loro scelgono. Scelgono cosa dirci, come dircelo, quando dircelo e quanto a lungo.
Vorrei registrare ogni sera il Tg per una settimana e poi riguardarmeli in fila. Scommettiamo che cambierebbe, in sostanza, sì e no il 20% delle notizie?
Forse si è incantato il televisore.
Sembrano repliche infinite della stessa puntata.
Almeno così mi sembra.

Se questi sono i segni del tempo
stiamo vivendo in un tempo molto triste.
E il bello è che stiamo contribuendo tutti
a mantenerlo tale.”

Cortile di scuola, 2009:
– “Vuoi essere il mio amico?”
– “Dove mi devo registrare?”

…dicono che

Pubblicato: 21 febbraio 2011 in considerations

La maggior parte delle persone si ammala per non saper esprimere quello che vede o quello che pensa.
Dicono che non c’è niente di più difficile che definire con parole una spirale: è necessario, dicono, fare nell’aria, con una mano priva di letteratura, il gesto ascendente, ordinato e arrotolato con cui si manifesta agli occhi quella figura astratta delle molle o di alcune scale.
Ma, se ci ricordiamo che dire è rinnovare, noi definiremo senza difficoltà una spirale : è un cerchio che sale senza mai riuscire a chiudersi.
La maggior parte delle persone, lo so bene, non oserebbe definirla così perché suppone che definire è dire ciò che gli altri vogliono che si dica, che non è ciò che è necessario dire per definire.
Dirò meglio: una spirale è un cerchio virtuale che si spiega nel salire senza mai realizzarsi.
Ma no, la definizione è ancora astratta. Cercherò il concreto e tutto sarà visto: una spirale è un serpente senza serpente, arrotolata verticalmente su nessuna cosa.

CHIAMAMI ANCORA AMORE- una vittoria meritata

Pubblicato: 20 febbraio 2011 in Musica

è per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare

per il poeta che non può cantare
per l’operaio che non ha perso il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile

e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendoci il pensiero

per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore

perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali

perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di dio
in questo sputo di universo

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà ben finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo

chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore

che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

chiamami ancora amore
chaimami ancora amore
chaimami sempre amore
perchè noi siamo amore

CHISSA’ COM’E’

Pubblicato: 19 febbraio 2011 in Musica

Certo lo so non ho più niente da dire
Nè da rimpiangere o da fallire
Devo solo comprare ormai
Della seta rossa al mio male
Con la quale farlo stare zitto

Sei diventato un fiore alto e disperato
Perché è il tuo modo di gridar che vorrei
Capita di non farcela
Come quando perdi il tuo uomo
O il tuo cane

Chissà chissà com’è
Se è come me è quasi amore
Chissà chissà com’è
Se è come me è quasi amore

Anche il tuo mondo prima o poi invecchierà
Ora sei il verbo che nessuno userà
Capita di non farcela
E di essere il coltello
Ed insieme la ferita

Chissà chissà com’è
Se è come me è quasi amore
Chissà chissà com’è
Se è come me non ha cuore

…adesso è facile

Pubblicato: 17 febbraio 2011 in Musica

Dici che mi vuoi perciò mi avrai
Dici che mi sai e poi si sa
Che tanto facile è tanto facile
Adesso che non c’è più lei
È tanto facile adesso è facile
Sapere cosa vuoi
Capire cosa sei
Ma ti ho aspettato e scopro
Che sei già passato dentro me
So che tu mi vuoi
Prendimi se puoi
E dici che mi sai
E poi mi va
Adesso è facile è tanto facile
Adesso che non c’è più lui
È tanto facile è solo facile
Capire cosa c’è
O dirsi che non c’è
Ricominciare a vivere con me per me
E adesso è facile è tanto facile
Davvero splendidi io e te
Adesso è facile è tanto facile
Capire cosa c’è e amare quel che c’è
Ricominciare a vivere per me con te
Ricominciare a vivere per me

 

http://www.youtube.com/watch?v=AbNibC5jCG4

Bob: “Più conosci te stesso e sai quello che vuoi, meno ti lasci travolgere dagli eventi.”

Charlotte: “Venticinque anni (di matrimonio, ndr) . Certo, fa impressione…”
Bob: “Se calcoli che dormi un terzo della vita, fai fuori di colpo otto anni di matrimonio e scendi a sedici. Sempre meglio di niente. Hai appena diciott’anni e ti sposi. Riesci a controllare le curve, ma l’incidente è sempre in agguato.”

Bob: “Sai mantenere un segreto? Sto organizzando un’evasione dal carcere. Mi serve diciamo un complice. Prima dobbiamo andarcene da questo bar. Poi dall’albergo. Dalla città. E infine dal paese. Ci stai o non ci stai?”

 

 

Un film che mi ha lasciata senza parole… d’altronde difficile tradurre certe emozioni e certi sentimenti in parole….

Perché nelle traduzioni c’è sempre qualcosa che si perde. E così è nelle parole che usiamo per dire a una persona quello che pensiamo di lei, quello che proviamo e desideriamo. Così pure è nel ricordo che ci rimane di quella persona, quando non c’è più. Eppure, è alle parole che finiamo sempre per affidare una copia imprecisa di quello che sentiamo, e non abbiamo che la memoria per ricostruire un’immagine infedele delle persone che abbiamo amato o da cui avremmo voluto essere amati… ma ho capito anche grazie a questo film che l’amore non ha bisogno di essere tradotto.

da American Beauty

Pubblicato: 5 gennaio 2011 in cinema

…potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo…ma è difficile restare arrabbiati… quando c’è tanta bellezza nel mondo…a volte è come se la vedessi tutta insieme…ed è troppo…il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare…e poi mi ricordo di rilassarmi…e smetto di cercare di tenermela stretta…e dopo scorre attraverso me come pioggia…e io non posso provare altro che gratitudine…per ogni SINGOLO MOMENTO DELLA MIA STUPIDA PICCOLA VITA…non avete la minima di cosa sto parlando, ne sono sicuro….ma non preoccupatevi…un giorno l’avrete.”

foto

Pubblicato: 21 novembre 2010 in Senza categoria

http://cid-36108a99212d71bb.photos.live.com/albums.aspx

le mie fotoooo…

….

Pubblicato: 21 novembre 2010 in Senza categoria

…sveglia con un’ALBA CHIARA,in una DOMENICA LUNATICA,con un FEGATO SPAPPOLATO continua a VIVERE e vedere COSA SUCCEDE IN CITTÀ…chiede COME STAI?O QUANTI ANNI HAI?VA AL MASSIMO però OGNI VOLTA si trova solo come un GENERALE in uno STUPIDO HOTEL,pieno di SENSAZIONI FORTI ma SENZA PAROLE…scrive UNA CANZONE X TE,e cerca UN SENSO a tutto ciò che lo circonda poi sulla sua poltrona canta REWIND,aspetta GLI ANGELI e pensa a SALLY,a SILVIA e alla povera JENNY ormai pazza,però VA BENE,VA BENE COSI..tanto ci sarà TOFFEE che gli prepara un caffè…rimane dell’idea che siamo tutti LIBERI LIBERI,non c’è differenza tra BUONI O CATTIVI anche se C’è CHI DICE NO infondo SIAMO SOLO NOI,e questo è STUPENDO! E…comunque sia andata quella è stata UNA SPLENDIDA GIORNATA è la sua sarà sempre una VITA SPERICOLATA!!!!

“è tutto un equilibrio sopra la follia”

Pubblicato: 19 settembre 2010 in Musica
…ma forse è proprio questo il senso…il senso…
del tuo "vagare"…
forse davvero ci si deve sentire….
alla fine….un po’ male!….

Forse alla fine di questa "triste storia"
qualcuno troverà il coraggio

per affrontare "i sensi di colpa"…
e CANCELLARLI da questo "viaggio"….

per vivere davvero ogni momento…..
con ogni suo "turbamento"!….

e come se fosse l’ultimo!



….e cammina per la strada…"leggera"…
ormai è sera…

si accendono le luci dei lampioni…
tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni…


ed un pensiero le passa per la testa
…"forse la vita non è stata tutta persa"…


"forse qualcosa s’è salvato!!…
forse davvero non è stato poi tutto sbagliato"!


"forse era giusto così!?!"……..eheheheh!………


forse MA forse ma si….


cosa vuoi che ti dica io
…senti che bel rumore….

e tu…lo sapevi?

Pubblicato: 2 luglio 2010 in Attualità

t.m.d.h.

Pubblicato: 4 giugno 2010 in cinema
"Il cuore è una bella addormentata e l’amore è l’unico bacio a cui non sa resistere anche quando gli occhi sono spalancati c’è dietro un cuore che dorme…ed è verso di esso che devi affrettarti….poichè tutti i cuori sognano…..sognano di risvegliarsi….." *.*

..

Pubblicato: 22 maggio 2010 in Senza categoria
….eppure….avrei dovuto capirlo subito…che quella pioggia… quella mattina di quel martedì….stava lì a lavare tutto quello che c’era o non c’era stato…a cancellare, lasciare nell’oblio…ce lo diceva essa perchè noi non ne avevamo il coraggio ad ammetterlo….come neanche adesso….che tristezza….magari si pensa che il silenzio renda tutto meno amaro…e forse è vero….

 -perfect-S.P.
so che siamo come vecchi amici
non possiamo far finta
che due amanti si scusino
noi siamo ragioni cosi’ irreali
non possiamo evitarlo
ma sentiamo che qualcosa e’ andato perso
ma ti prego
lo sai che sei uguale a me
la prossima volta ti prometto che saremo
perfetti
perfetti
perfetti sconosciuti senza regole
amanti fuori dal tempo
ricordi dispersi
adesso so bene chi sei
ma ora mi chiedo chi ero io
angelo, sai che non e’ la fine
saremo sempre buoni amici
le lettere sono state spedite
per favore, eri sempre cosi’ libera
vedrai, ti prometto che saremo
perfetti
perfetti sconosciuti quando ci siamo incontrati
sconosciuti sulla strada

Goodbye For Now

Pubblicato: 22 maggio 2010 in Senza categoria
Riesco ancora a vedere la luce alla fine del tunnel
splende attraverso i tempi bui, anche
quando perdo la testa.
ma è come se nessuno al mondo stesse ascoltando,
e sembra che io non prenda nemmeno le giuste decisioni
cammino accompagnato dalla stessa foschia
sono ancora intrappolato nelle mie stesse strade
sto perdendo tempo in questi giorni strani
ma in qualche modo io saprò sempre
quali sono le cose giuste da dire.

non so che ore sono
o chi è la persona che devo incolpare per questo.
riesco a credere a quel che vedo?
e come fai a sapere da quale parte soffia il vento?
perchè io riesco a sentire tutto ciò

che mi circonda, sono perso nel suono
e proprio quando penso di saperlo, lei va via


addio per ora, addio per ora (così a lungo)
addio per ora, non sono il tipo
che dice "te l’avevo detto"
addio per ora (così a lungo)
penso che la parte più difficile del tenere duro
sia lasciare andare via tutto

quando canteremo una canzone nuova? una canzone nuova.

sto ancora sorridendo ai giorni che passano
e come mai nessuno sa mai i motivi?
li sotterrano in profondità
in modo che tu non riesca a vederli.
se ti piaccio, chi indossa
un cuore spezzato nella tua manica?
dolori e battaglie che tu conosci così bene
il tempo non racconterà nè l’uno nè l’altro
non sono il tipo che dice "te l’avevo detto"
penso che la parte più difficile del tenere duro
sia lasciare andare via tutto


non so che ore sono
o chi è la persona che devo incolpare per questo.
riesco a credere a quel che vedo?
e come fai a sapere da quale parte soffia il vento?

perchè io riesco a sentire tutto ciò
che mi circonda, sono perso nel suono
e proprio quando penso di saperlo, lei va via


addio per ora, addio per ora (così a lungo)
addio per ora, non sono il tipo
che dice "te l’avevo detto"
addio per ora (così a lungo)
penso che la parte più difficile del tenere duro
sia lasciare andare via tutto

quando canteremo una canzone nuova? una canzone nuova.
quando canteremo una canzone nuova? una canzone nuova.

e tu puoi cantare fino a che non ci sono più canzoni
e io posso urlare fino a che il mondo diventi sordo
per ogni parola non detta, tu avresti dovuto
prenderti il tempo per leggere i segni
e capire cosa significavano
in qualche modo tutti si sentono soli
quindi se il fardello è il mio
allora posso portare il peso da me

se la gioia arriva davvero durante il giorno
allora mi distenderò e aspetterò
il nuovo sorgere del sole.

addio per ora…